Come fa l’anestesia a “spegnere” la coscienza?

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L’anestesia generale ci preserva ufficialmente dal dolore dal 1846, da quando il dentista statunitense William Green Morton diede pubblica dimostrazione delle virtù anestetiche dell’etere, addormentando un paziente prima che gli venisse esportato un tumore al collo. Tuttavia l’esatto meccanismo molecolare che le consente di congelare momentaneamente la coscienza non è ancora del tutto chiaro, nonostante siano già state formulate varie ipotesi. Le proprietà chimiche dei farmaci usati per l’anestesia generale suggeriscono una loro interazione con le membrane delle cellule nervose, e ora un nuovo studio pubblicato su Proceedings of the National Academies of Sciences, avvenuto addormentando i moscerini della frutta, prova a spiegare in che modo questa avvenga.
. Due fasi. Abbinando tecniche di microscopia su nanoscala agli studi sulle drosofile e su colture di cellule umane, gli scienziati della Scripps Research di San Diego, California hanno dimostrato che l’azione dell’anestesia avviene mediante due passaggi fondamentali. Nella prima, l’esposizione ai farmaci anestetici crea una situazione di disordine in una popolazione di zattere lipidiche, ossia regioni della membrana cellulare dove si accumulano lipidi e proteine che influenzano la fluidità della membrana stessa e regolano il traffico attraverso di essa; questo processo attiva a sua volta un canale ionico (cioè una proteina capace di attraversare la membrana cellulare) che blocca l’abilità dei neuroni di scaricare, un meccanismo che porta alla perdita di coscienza.. Prospettive. Il meccanismo in due fasi, inizialmente osservato con una tecnica microscopica a super risoluzione, è stato poi validato sul modello animale delle drosofile, spesso usato per gli studi di biologia: applicando i passaggi studiati gli scienziati sono riusciti prima a rendere gli ignari moscerini meno sensibili all’anestesia, poi a rendere sensibile all’anestesia un canale ionico che di norma non lo è. Secondo gli autori dello studio, queste osservazioni potrebbero svelare il funzionamento anche di altri importanti meccanismi neurologici, come quelli che ci permettono di addormentarci, ma anche aiutare nelle terapie dei disordini del sonno e della coscienza.
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