Crew Dragon-2 è partita ed è in orbita

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Aggiornamento delle 21.33: La navicella Crew Dragon-2 di SpaceX con a bordo gli astronauti Doug Hurley e Bob Behnken è partita con successo ed è in orbita, diretta verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), dove “attraccherà” domenica pomeriggio, dopo circa 19 ore di viaggio.
Dopo circa 12 minuti Crew Dragon-2 ha raggiunto l’orbita terrestre mentre il primo stadio del razzo Falcon9 è rientrato a terra, atterrando sulla piattaforma “Of course i still love you” che stazionava nell’Atlantico. Il secondo stadio invece è andato perso al rientro nell’atmosfera (come previsto è l’unico stadio che non viene riutilizzato).
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La Crew Dragon girerà  più volte intorno alla Terra, accendendo più volte i motori per alzare la propria orbita, fino ad arrivare a quella della ISS, dove il sistema di navigazione automatico guiderà la verso uno dei punti di attracco della Stazione. La procedura è totalmente automatica anche se i due astronauti potranno intervenire per correggere la traiettoria con un sistema di guida che potete vedere (e con cui potete giocare) qui: SpaceX ha messo online il simulatore del sistema di attracco della Crew Dragon.
Qui sotto l’articolo originale, pubblicato prima del lancio con la diretta di Focus Tv che nel frattempo è terminata.
Dopo il primo tentativo del 27 maggio, Elon Musk, SpaceX e la Nasa ci hanno riprovato (con successo) questa sera alle 21.22 (ora italiana). Dalla storica rampa 39A, da cui partirono alcune missioni Apollo e Space Shuttle, è partito un razzo Falcon 9 con in cima una navicella Crew Dragon-2 con a bordo due astronauti della NASA: Doug Hurley e Bob Behnken. È la prima volta che una società privata porta uomini nello Spazio. Ed è la prima volta dai tempi dello space shuttle che gli Stati Uniti ritornano a lanciare astronauti da territorio americano e con un un proprio lanciatore (e indossando nuove tute spaziali davvero notevoli). Sono dopo quasi dieci anni di astinenza nei quali tutti i lanci con equipaggio della NASA sono stati affidati a razzi e navicelle russe, le Soyuz.
Dopo il rinvio del 27, a causa delle consizioni meteorologiche, anche oggi c’era il 50% di possibilità che il razzo non potesse partire.. La storia di Crew Dragon. Da quando, nel 2011, lo Space Shuttle ha effettuato l’ultimo volo, la Nasa non ha più un mezzo per inviare i propri astronauti in orbita. E per mandare i propri uomini (e donne) sulla Stazione Spaziale Internazionale è costretta a pagare un “biglietto” salatissimo (circa 80 milioni di dollari ad astronauta) per comprare posti sulla navicella russa Soyuz.
Per questo, già dal 2010, la Nasa aveva lanciato una sorta di concorso per stimolare le aziende private a sviluppare navicelle per il trasporto umano verso l’orbita terrestre. Le quasi 40 ditte che hanno risposto inizialmente sono state progressivamente scremate, e oggi sono due le navicelle che si occuperanno di mandare astronauti in orbita: Crew Dragon di SpaceX e Starliner di Boeing.
La prima ha già portato in orbita Ripley. I fan di Alien avranno sicuramente riconosciuto il cognome dell’astronauta protagonista della celebre saga fantascientifica, interpretata al cinema da Sigourney Weaver. Ma Ripley è anche il nome dato al manichino che ha inaugurato i voli della Crew Dragon, progettata e realizzata dall’azienda aerospaziale SpaceX, fondata nel 2002 dall’imprenditore sudafricano Elon Musk, noto per essere anche il cofondatore di PayPal e l’amministratore delegato di Tesla Motors.
Lanciata il 2 marzo 2019 da Cape Canaveral, in Florida, e denominata Demo-1, la prima missione della Crew Dragon ha dato il via ufficiale al Commercial Crew Program, il programma finanziato dall’agenzia spaziale statunitense dedicato alle missioni commerciali (effettuate da privati, quindi) con equipaggio umano. La Crew Dragon ha orbitato attorno alla Terra e attraccato autonomamente alla Stazione Spaziale Internazionale (Iss) il 3 marzo 2019, per poi rientrare con successo a Terra cinque giorni dopo con un ammaraggio nell’Atlantico. Il manichino Ripley ha viaggiato in sicurezza, come hanno dimostrato i valori registrati dai vari sensori di cui era dotato.
Dopo un ultimo test il 19 gennaio 2020, ora la capsula denominata Crew Dragon Demo-2 è pronta per lo storico lancio.
Taxi spaziale. Avviato dalla Nasa nel 2011, il Commercial Crew Program ha, come dichiara la stessa agenzia spaziale, «l’obiettivo di realizzare un mezzo di trasporto sicuro, affidabile ed economico da e per la Stazione Spaziale Internazionale dagli Stati Uniti attraverso un approccio pubblico-privato». Dopo una serie di rinvii causati da mancanza di fondi, nel 2014 la Nasa ha finalmente finanziato la fase conclusiva del progetto, firmando i contratti con le due aziende statunitensi che hanno dimostrato di essere in grado di realizzare un “taxi spaziale” secondo tutti i requisiti richiesti, in particolare di sicurezza per l’equipaggio: SpaceX, appunto, e Boeing.
Anche Boeing, infatti, ha la propria navetta spaziale: si chiama CST-100 Starliner (CST sta per Crew Space Transportation, ovvero “trasporto spaziale con equipaggio”) e il suo primo volo di prova senza equipaggio è avvenuto il 20 dicembre 2019, ma senza riuscire a raggiungere la ISS.
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