Epomeo, La Montagna che si Muove

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La Ilustración española y americana 22.3.1881

«Un boato, poi il black out»

Un sisma di magnitudo 4.0 della scala Richter, ha sconvolto l’isola di Ischia. Era il 21 agosto 2017. L’occasione per approfondire i studi sui terremoti e sulla genesi del monte Epomeo, risalente a cinquantamila anni fa. Erano le 20:57, quando una scossa intensa ha sconvolto le vite degli abitanti di Ischia. «Un boato, poi il black out». Raccontano alcuni testimoni: la terra ha tremato come se il monte Epomeo volesse ricordare che esiste ed è vivo.

di Elio Nello Meucci

Ancora una volta a tremare sotto le spinte del terremoto sono le terre partenopee. I paesini di Ischia e tutta l’isola hanno rivissuto istanti passati impressi nella memoria. L’Osservatorio Vesuviano dell’Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia (INGV), in collaborazione con alcuni istituti del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR IREA e IMAA) e la protezione civile di Roma hanno iniziato a studiare il terremoto del 2017.

Il team di ricerca ha elaborato un modello esplicativo della dinamica dell’area. Fornendo i primi dati strumentali mai registrati prima della sismicità di grado moderato a Ischia. Questi dati hanno permesso, quindi, di comprendere come si sia generata la scossa e il successivo terremoto. Lo studio è pubblicato su Geophysical Research Letters, il 2 marzo 2018.

I risultati hanno permesso di riportare l’orologio geomorfologico della terra ischitana indietro di cinquanta mila anni. I valori osservati dai satelliti Sentinel-1 (del programma Copernicus) e COSMO-SkyMed dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), sono integrati con quelli dei sismologi. Il fine? arrivare a calcolare da dove è partita l’energia sprigionata che ha generato il terremoto. Il risultato ha dimostrato che il carico di rocce che formano il blocco maggiore del monte Epomeo hanno spinto su quelle meno rigide. La profondità di soli 2 chilometri ha fatto il resto, provocando una scossa in direzione est-ovest per altrettanti chilometri di lunghezza.

«La sua individuazione è stata possibile grazie a un approccio multidisciplinare. Questa sinergia ha permesso di integrare dati sismologici e GPS (global positioning system) con i dati radar satellitari elaborati dal Cnr». Sottolinea Francesca Bianco, direttrice dell’Ingv-Ov. Il terremoto del 21 agosto 2017 è stato il primo evento sismico con effetti distruttivi a Ischia registrato da reti strumentali moderne. Le misure sono generate dal Radar Interferometrico Differenziale con apertura Sintetica (DInSAR). Questo sistema di monitoraggio di alta precisione, mostra una tendenza generale di cedimento della montagna con valori massimi di circa 1 cm / anno.

Situato al centro dell’isola, il monte domina il mare circostante e fornisce ad Ischia un microclima favorevole alla crescita di una biodiversità vegetale unica. Le terre ischitane sono una zona che non ha mai smesso di ‘eruttare’. Grazie anche all’alta termalità del suolo e al vapore acqueo generato dalle fumarole. Piccole e medie caldare subacquee, fumarole e attività idrotermali tipiche di un’area vulcanica completano il quadro. L’origine dell’isola la si deve ad una eruzione del tufo verde avvenuta cinquanta mila anni fa. Il magma, con un’intrusione verso la superficie, ha spinto verso l’alto quello che oggi ammiriamo per la sua bellezza naturale. Leggende e miti si intrecciano; per lo scrittore Willis George Emerson rappresenta l’entrata al mondo sotterraneo di Agarthi, caro agli esoterici.

Spesso però i movimenti sotterranei delle placche in assestamento, che generano piccoli fenomeni eruttivi, generano eventi sismici come quello del 2017. I danni sono stati ingenti, è andata distrutta la chiesa del Purgatorio, isolati numerosi alberghi, crollata una palazzina. Il bollettino finale di due vittime e quarantadue feriti chiude quel giorno ancora nelle memorie degli ischitani. Uno scenario che riporta a quel 1883, quando furono 2300 le persone a perdere la vita e l’80% delle costruzioni di Casamicciola Terme. Ripercorrendo poi a ritroso la timeline della storia, arriviamo al 1302 ultima data conosciuta di eventi sismici rilevanti.

«Ad oggi i strumenti che abbiamo utilizzato per incrociare i dati non rilevano sostanziali alterazioni o picchi, ma registrano solo attività normali del suolo. Ciò dimostra che la dinamica vulcanica è stabile» , conclude Francesca Bianco. La storia ci ha consegnato eventi tragici ma ha anche dimostrato come si può ricostruire la vita dalle macerie.

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