COME TI INCARTO LA TERRA: il packaging sostenibile

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La Terra rischia di essere sommersa dai rifiuti generati dalle confezioni dei prodotti in cartone, vetro e plastica. Una risposta, presentata alla Make Faire di Roma, arriva dai ricercatori dell’Enea: produrre bioplastica riciclabile al 100% utilizzando gli scarti di lavorazione del formaggio

di Carmela Gioele Galiano

È inutile negarlo! Quando andiamo a fare la spesa siamo più attirati dai prodotti che sono racchiusi in confezioni accattivanti. Debolezza ben nota agli esperti di packaging. Ma queste trappole colorate hanno vita breve: nel giro di poche ore vanno a incrementare l’immensa mole di rifiuti che viene prodotta ogni giorno.

La proposta dell’Enea

L’Enea, l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, ha presentato alla Make Faire, da poco conclusasi a Roma, il progetto Biocosì, che potrebbe essere una risposta a questo problema. Insieme alla start-up pugliese EggPlant, i ricercatori dell’Enea hanno sviluppato dei processi innovativi per la produzione di imballaggi biodegradabili. Il processo parte dal trattamento delle acque reflue della lavorazione casearia che recupera sieroproteine, peptidi, lattosio, sali minerali e acqua. In seguito, dal lattosio così ottenuto, si produce la bioplastica (PHA – poliidrossialcanoati) per via fermentativa, che servirà per lo sviluppo di vaschette e bottiglie al 100% biodegradabili. In questo modo, oltre a ridurre la quantità dei rifiuti dell’industria casearia, se ne limitano i costi di smaltimento con un vantaggio economico per le aziende.

Maike Faire

L’edizione romana di Make Faire è stata la cornice ideale per presentare Biocosì. Infatti, Make Faire è stato progettato nel 2006 negli Stati Uniti proprio per far conoscere le nuove frontiere dell’innovazione. E la proposta dell’Enea nasconde in sé un totale cambio di mentalità: i rifiuti non sono più trattati come un problema, ma come la risposta per ridurne il loro disastroso impatto sull’ambiente.

I dati dell’inquinamento

Infatti, secondo i dati raccolti da Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea, negli ultimi dieci anni la produzione di rifiuti provenienti dagli imballaggi è cresciuta a ritmo costante. Nel 2016, in media, ogni abitante europeo ha prodotto 170 kg di rifiuti (L’Italia circa 210 kg per abitante). Solo una parte di questi rifiuti sono riciclati. In questo l’Italia è piuttosto virtuosa in quanto ricicla circa il 67% dei rifiuti, in particolare, il 42% della plastica. Tuttavia, ciò non basta; secondo i dati dell’Ispra, l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, il 75% dei rifiuti presenti nei nostri mari è costituito da imballaggi di plastica.

Come orientare i nostri acquisti

Di conseguenza, il modo migliore per salvare il nostro pianeta consiste nel sospendere la produzione delle confezioni dei prodotti che acquistiamo. Ma forse le cose non stanno proprio così. Consideriamo, ad esempio, il packaging dei prodotti alimentari. È meglio adoperare prodotti confezionati o quelli freschi? Istintivamente si potrebbe pensare che sia più sostenibile utilizzare un prodotto fresco privo di confezione. Ma affinché ciò sia vero, bisognerà orientare gli acquisti verso prodotti locali, perché quelli provenienti da lontano avranno richiesto un trasporto più lungo con conseguente aumento delle emissioni di gas nocivi; meglio preferire un prodotto sfuso, anche se i prodotti sfusi non sono selezionati e, spesso, presentano imperfezioni e ammaccature; si dovranno usare le buste riutilizzabili per gli acquisti. Si dovrà consumare il prodotto per intero e prima che si deteriori. Infine, i residui dovranno essere smaltiti secondo le regole della raccolta differenziata.

D’altra parte, va considerato che un prodotto confezionato viene realizzato minimizzando gli sprechi, per massimizzare i profitti. Inoltre la confezione mantiene più a lungo le proprietà del prodotto consentendo di conservarlo e di consumarlo in tempi più lunghi. Questo riduce il rischio che l’alimento venga buttato senza essere utilizzato. E visto che la produzione di cibo ha un grande impatto ambientale, usare confezioni che aiutino a non sprecarlo potrebbe essere più vantaggioso che non avere le confezioni.

Sembra, quindi, che la strada che porta alla salvezza del nostro pianeta sia lastricata di imballaggi sostenibili, cioè quelli progettati tenendo conto dell’impatto sull’ambiente, sull’economia e sulla società.

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