Hochvogel, la montagna che si spacca

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Le montagne crescono per essere livellate, è un vecchio detto dei geologi, perché è quello che da sempre avviene in natura, dove in genere accade in tempi geologici (appunto). In qualche caso, però, può succedere in modo radicale, violento e improvviso, come si prepara a fare il monte Hochvogel, nel nord dell’Austria, al confine con la Baviera. Una gigantesca porzione della montagna, alta 2.592 metri, franerà a valle trascinando con sé un volume di roccia calcolato attorno a 260.000 metri cubi, che, per cercare di farsi un’idea, è più o meno quanto il volume di un caseggiato da 900 appartamenti di una novantina di metri quadri l’uno. Quando avverrà, nessuno è in grado di dirlo. La disgregazione dell’Hochvogel è in atto da anni, tant’è che la valle sottostante è ormai completamente disabitata e interdetta a tutti: la montagna potrebbe crollare oggi, tra qualche anno o chissà. Per studiare il fenomeno i ricercatori del German Research Center for Geosciences e della Technical University (Monaco, Baviera) hanno disposto sulla montagna un gran numero di strumenti che raccolgono una grande quantità di informazioni. I risultati dello studio sui dati fin qui rilevati sono stati pubblicati su Earth Surface Processes and Landforms. I ricercatori, guidati da Michael Dietze, hanno installato all’interno della frattura vari estensimetri, ossia strumenti in grado di rilevare di quanto si apre la frattura principale che al momento è lunga trenta metri e larga cinque metri. Negli ultimi anni la bocca si è aperta al ritmo di circa un centimetro ogni due mesi, e senza sosta alcuna – motivo per cui si ha la certezza dell’evoluzione del fenomeno, che va inevitabilmente verso il collasso di una parte della montagna. Oltre agli estensimetri sul terreno sono installati anche dei sismometri, ossia dei rilevatori anche di debolissimi movimenti della montagna, e proprio da questi sono arrivate delle informazioni particolari. Durante le estati degli ultimi anni si è infatti registrata una serie di vibrazioni di breve durata che sono state correlate alla presenza di acqua nelle formazioni rocciose: quest’acqua, prodotta dallo scioglimento della neve, produce forti stress nelle strutture – così come l’escursione termica nell’arco di una giornata, in particolare proprio nella stagione calda, senza neve. Dopo le vibrazioni si registra infatti un aumento delle fratture di piccole e medie dimensioni, un fenomeno che complessivamente è chiamato movimento stick-slip. Quanto più il fenomeno si ripete nell’arco di un determinato periodo tempo, tanto più si ritiene che si avvicini il momento del crollo.. L’impegno dei ricercatori sull’Hochvogel non è fine a se stesso, per quanto sia fuor di dubbio che sarà letteralmente stupefacente assistere al crollo di una montagna, quando avverrà. Questi studi saranno sicuramente importanti per prevedere l’evoluzione dell’intero arco alpino che, nel corso di milioni di anni, è destinato a trasformarsi in dolci colline se non in una grande pianura. «Non possiamo dire di avere un modello applicabile a tutte le montagne», afferma Michael Dietze, «perché tanti sono i fattori in gioco, ma non è lontano il giorno che ci si potrà arrivare.».