Il nuovo rover modulare della NASA

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L’esplorazione di pianeti extraterrestri è una sfida ai limiti della tecnologia. Far arrivare un rover su Marte o su un asteroide è già di per sé un’operazione complessa che richiede anni di preparazione, ma far arrampicare il robottino su un pendio particolarmente ripido o farlo scendere lungo una discesa sassosa e dissestata, può rivelarsi rischioso: il rover può scivolare, ribaltarsi o rimanere bloccato in una buca e compromettere, così, anni di ricerche e preparativi.
Meglio due ruote. Per questo motivo, gli ingegneri della NASA sono alla continua ricerca di nuove soluzioni per garantire ai rover la possibilità di muoversi in sicurezza su ogni terreno e in ogni condizione. L’ultimo prototipo messo a punto nei Jet Propulsion Laboratory si chiama DuAxel e, come suggerisce il nome, è un rover a due assi indipendenti dotato di tutte le più recenti tecnologie per l’esplorazione di altri mondi. Il suo punto di forza, però, è un altro: in caso di necessità, DuAxel può dividersi in due.
. L’avantreno si sgancia dalla parte posteriore del veicolo ed è in grado di procedere in completa autonomia spostandosi su un solo asse. Il mezzo rover può così muoversi con maggiore agilità anche sui terreni più impervi e scoscesi dove nella configurazione a quattro ruote non riuscirebbe ad arrivare.
stabile e sicuro. DuAxel è stato recentemente messo alla prova nel deserto del Mojave, in California, e a detta degli ingegneri della NASA se l’è cavata decisamente bene. La versione a due ruote è riuscita a salire e scendere con agilità dai luoghi più impervi, ha utilizzato gli strumenti per l’analisi del terreno, ha raccolto campioni e ha scattato fotografie.
. Trenini su Marte? I ricercatori vogliono ora continuare a sviluppare questo approccio modulare ai veicoli per l’esplorazione spaziale. Un treno composto da più Axel, infatti, potrebbe viaggiare anche per lunghi tratti come un unico convoglio, sfruttando la stabilità data dal peso e la forza delle trazione integrale su quattro o più ruote.
Ma potrebbe anche facilmente sopperire alla rottura di un singolo modulo senza compromettere l’intera missione o potrebbe dispiegare le varie unità su un terreno molto ampio, difficilmente esplorabile da un singolo robot.
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