La pandemia e il fumo: un connubio pericoloso

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Nei mesi più duri della pandemia in Europa, era per qualche tempo circolata la notizia di un presunto e un po’ sospetto “potere protettivo” della nicotina dalle infezioni da CoViD-19: circostanza singolare, dato che i polmoni dei fumatori sono di norma più suscettibili alle infezioni. E infatti, sempre più ricerche supportano l’esistenza di un legame tra l’abitudine al fumo (e allo svapo) e il rischio di contrarre forme più severe della malattia da coronavirus. Ne parla un interessante articolo sul Guardian, che rilanciamo in questa chiave: e se fosse proprio questo, il momento giusto per smettere di fumare?
. Partire in svantaggio. I fumatori potrebbero essere maggiormente esposti a un decorso serio di CoViD-19, e non solo: la loro abitudine potrebbe facilitare la diffusione di particelle virali, qualora finissero – inconsapevolmente – per essere contagiati. Una recente analisi condotta su 8000 giovani tra i 18 e i 25 anni dall’Università della California a San Francisco ha trovato che il 32% degli interpellati – praticamente 1 su 3 – aveva condizioni preesistenti che lo esponevano a un aumentato rischio di infezione grave da covid. Ma quando i ricercatori hanno rimosso dal campione coloro che fumavano o svapavano, la percentuale di soggetti a rischio si è dimezzata, scendendo al 16%.
In un’altra ricerca (una meta-analisi sui dati di oltre 11.000 pazienti covid), la Society for Research on Nicotine and Tobacco ha scoperto che oltre il 30% dei malati aveva un passato da fumatore: questi pazienti mostravano un decorso più critico dell’infezione, con sintomi gravi che si verificavano, invece, solamente nel 17,6% dei non fumatori. Lo studio ha concluso che il fumo è un fattore di rischio per la progressione della CoViD-19 e che i fumatori corrono il doppio della probabilità di sviluppare sintomi severi.. Difese alterate. A febbraio, aveva fatto discutere uno studio cinese secondo il quale l’85% dei pazienti con covid era costituito da non fumatori, il 13% da fumatori e il 2% da ex fumatori. Questi risultati avevano fatto ipotizzare che per qualche ragione, l’abitudine al fumo potesse avere un effetto protettivo contro l’infezione da SARS-CoV-2. Da subito però il lavoro aveva destato scetticismo, perché uscito appena all’inizio della pandemia, in una pubblicazione molto precoce e con una conoscenza generale del patogeno appena agli inizi. Non ci sono ragioni per ritenere che il fumo possa favorire la salute dei polmoni: è semmai vero il contrario.
I prodotti a base di tabacco provocano un’infiammazione permanente delle vie respiratorie e intaccano il loro sistema immunitario, esponendole a successive infezioni. È quindi perfettamente plausibile che la severità dei sintomi e le probabilità di decesso siano maggiori tra i fumatori: perché dovremmo correre il rischio di farci trovare con le vie aeree deboli in un momento storico come questo?. Fatelo per gli altri. Gli effetti deleteri del fumo passivo o di terza mano già li conosciamo, ma smettere di fumare o svapare in tempi di covid rappresenterebbe un gesto ancora più attento nei confronti di amici e familiari. Nella malaugurata ipotesi in cui chi usa sigarette o e-cig fosse positivo al covid, questa persona creerebbe attorno a sé nuvole di aerosol potezialmente arricchiti di particelle virali, che potrebbero essere trasportati dal vento. E visto che per fumare si deve per forza di cose abbassare la mascherina, le occasioni di diffusione sarebbero anche più frequenti.
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