LIBERI TUTTI! ASPETTATIVE E ANSIE ‘VIRALI’

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Foto di Mary Pahlke da Pixabay

COVID-19: siamo pronti a nuovi scenari, tra aspettative e molte ansie. Ma cosa ci aspetta?

di Elio Nello Meucci

Pochi giorni ancora e il 04 maggio torneremo per le strade. In questi mesi abbiamo imparato a convivere con le regole di ‘confinamento’ a casa. Ci siamo confrontati con il rispetto delle buone prassi di comportamento in coda per il supermercato. Non ci hanno risparmiato nulla. Dibattiti a suon di termini scientifici più o meno chiari bombardandoci sui social o nel bel mezzo di un film con vari slogan, alimentando paure. Jung scriveva: «L’inconscio collettivo[…]è come uno spirito che pervade tutto, onnipresente, onnisciente», un po’ come un ‘grande fratello’. Ma la speranza è che i normali comportamenti sociali sapranno farci trovare nuovi stimoli per nuove sfide. L’uomo per sua natura è resiliente.

Bisogna tener conto che le informazioni multiple che riceviamo ogni giorno – tra le quali c’è una buona parte di fake news – entrano in risonanza con la nostra memoria inconscia e che questa risonanza modifica le nostre reazioni all’epidemia. Jung sosteneva che gli archetipi sono immagini virtuali trasmessi da una generazione all’altra. Gli stati d’angoscia si ripercuotono da genitore a figlio, di generazione in generazione. Così come i caratteri nelle specie, ‘un’eredità’ psichica di cui inconsciamente non sappiamo ancora le conseguenze, sarà la sfida nel prossimo futuro. Dall’altra parte della barricata ci sarà la data del 4 maggio quando saremo di nuovo ‘fuori’ e recupereremo passo dopo passo la socialità, il contatto umano. Sicuramente con obblighi precisi, ma più liberi da schemi ripetitivi. Il rischio forse è di dover indossare una ‘maschera’ nei rapporti con gli altri. Non solo in senso pratico, ma anche psicologico.

Contrasti in chiaro scuro che necessitano di una voce autorevole per essere spiegati. Ne parliamo con Antonio Cerasa, neuroscienziato e ricercatore dell’IRIB-CNR:

Cosa ci aspetta lì fuori? Non abbiamo modelli teorici di riferimento per capire cosa accadrà veramente. Ci sarà un rigetto da parte di molti che sfideranno le leggi. Come fecero tanti appena uscì il virus dell’HIV. Altri invece vivranno impauriti da un’eventuale nuovo lockdown. Sarà imprevedibile ma anche una vera sfida per una nuova crescita umana e collettiva.

Le paure ereditate, come si svolgeranno nei rapporti con il prossimo? Nell’ambito della psicologia sociale è come se vivessimo in un enorme ‘grande fratello’ in cui di solito l’essere umano esce, dopo mesi di reclusione, con lievi disturbi dell’umore e della percezione del tempo. Ma quello a cui assistiamo oggi è un’altra forma di reality, in cui non viviamo isolati dal mondo esterno, anzi, grazie ad internet e i social, la nostra reclusione è ancora più ricca di contatti. Quello che manca è l’assenza totale di contatti ‘fisici’ con gli altri, che si perpetueranno anche dopo la fine del lockdown. L’uomo non può vivere senza contatto fisico, è predisposto geneticamente ai rapporti stretti, sin dalla nascita. Per questo motivo sarà imprevedibile capire e prevedere a cosa, questa deprivazione sensoriale, ci porterà dopo tutto questo tempo.

Il nostro cervello è pronto ad affrontare tutto questo? Il nostro cervello è plastico e può adattarsi a qualsiasi modifica dell’ambiente esterno, quindi ci adatteremo anche a questo. Ovviamente l’aiuto di professionisti sarà fondamentale per aumentare le nostre capacità di resilienza. Proprio per questo motivo La maggior parte degli Ordini professionali degli psicologi sta lavorando in sinergia per attivare numeri verdi per eventuali difficoltà ad affrontare un rientro alla vita quotidiana.

Jung con il suo lavoro ha affermato di credere con certezza assoluta e di averne le prove, che «ogni uomo è sottoposto ad una spinta verso la crescita». Siamo ad un punto di svolta anche per accorgerci che la natura sta riprendendo il posto che gli spetta e noi siamo solo coinquilini. Dobbiamo solo adattarci nuovamente con le nostre capacità di socializzare.

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