Quando il Madagascar si spezzerà

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Circa 200 milioni di anni fa l’Africa ha iniziato a rimanere isolata dal resto del supercontinente Pangea, ma la sua attività geologica non si è assopita, tutt’altro: una imponente risalita di materiale dal mantello sottostante la sta infatti spaccando in placche più piccole. Uno studio pubblicato su Geology ha preso in considerazione l’area orientale dell’Africa, dove da qualche milione di anni la risalita di materiale dal mantello sta dando origine a una frattura che inizia dalla Siria, scende dal Mar Rosso e arriva in Mozambico e al Madagascar: è la Rift Valley, una frattura lunga 6.000 km destinata a separare una porzione d’Africa dal resto del continente.. Per la geologa Sarah Stamps (Virginia Tech), coordinatrice dello studio, «la velocità di apertura della frattura è di alcuni millimetri all’anno, quindi ci vorranno milioni di anni prima di vedere un nuovo oceano tra quelle due porzioni d’Africa». C’è però un fatto importante messo in luce dallo studio: la velocità è maggiore verso la Somalia e l’Etiopia rispetto a quella che si registra verso il Mozambico, e quindi i nuovi mari che divideranno le placche del continente si formeranno dapprima a nord.
L’isola allungata. La differenza di velocità sta dando origine a due microplacche che interessano l’isola di Madagascar, “tirata” a nord dalla microplacca somala e a sud da quella di Lwandle. Come conseguenza, la parte centrale della grande isola si sta deformando, ma, stando ai ricercatori, la deformazione non è rigida: il Madagascar non si sta rompendo come un ramo secco, ma si deforma come fosse plastilina, e questo non dovrebbe portare a fenomeni sismici di grande intensità – almeno in teoria.
Condotto sulla base di dati GPS satellitari e utilizzando sofisticati modelli predittivi, lo studio è particolarmente importante perché va oltre il puro sapere scientifico: capire come si frattura e si muove una placca ci porta infatti di un bel passo in avanti nella comprensione di terremoti e fenomeni vulcanici..