Quando torneremo alla vita pre-covid?

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In questi giorni di notizie incoraggianti sullo sviluppo di candidati vaccini anti-covid, il pensiero osa volare al 2021: quanto tempo ci vorrà per tornare alla “normale” esistenza pre-pandemia? Una risposta ancora non l’abbiamo, ma possiamo provare a capire quali variabili incideranno su di essa.
. Incognite ingombranti. Diverse ragioni di cautela dipendono dalla scarsità di dati disponibili anche sui vaccini più avanti nella sperimentazione: non sappiamo per esempio quanto durerà la protezione offerta, se l’immunità sarà efficace anche negli anziani, né se le prossime settimane di sperimentazione altereranno i dati sull’efficacia fin qui diffusi. Occorre inoltre ricordare che l’efficacia dei vaccini nel mondo reale è sempre lievemente ridimensionata rispetto a quella raggiunta nelle condizioni ideali della sperimentazione.. La pazienza premia. Non conosciamo al momento il tipo di efficacia offerta dai vaccini di Pfizer e Moderna, né dagli altri in avanzata fase di test: alcuni vaccini annientano il virus in toto, impedendone anche la trasmissione; altri proteggono dalla malattia causata dai virus ma non fermano il contagio (per approfondire).
Immunità di gregge. Con le informazioni al momento disponibili non è possibile sapere se i primi vaccini anti-covid bloccheranno la trasmissione virale in una fetta di popolazione sufficientemente grande da raggiungere in fretta l’immunità di gregge. Come spesso accade, i vaccini di seconda generazione, che hanno potuto far tesoro dei risultati di quelli usciti prima, potrebbero garantire una protezione più completa: ecco perché il sogno di un definitivo ritorno alla normalità già dalla prossima primavera appare oggi poco realistico.. la platea dei vaccinati. Stabilita l’efficacia dei vaccini – sulla sicurezza ci sono ormai pochi dubbi – il vero nodo da risolvere resta quello della copertura. Poniamo che i vaccini di prima generazione stimolino una risposta abbastanza potente da interrompere la trasmissione virale nel 50% della popolazione vaccinata (perché non tutti sono persone sane di mezza età e perché, come accennato, il termine efficacia ha sfumature diverse): sarebbe un grande passo avanti, ma non sufficiente da permettere un’eradicazione del virus.
. La risposta immunitaria. Per eradicare il SARS-CoV-2 è necessario che almeno il 70% della popolazione sviluppi una risposta immunitaria potente e duratura nello stesso, seppur esteso, lasso di tempo. Tuttavia, in alcune persone i vaccini non innescano una reazione efficace, mentre altre non possono riceverli perché malati o immunocompromessi; altre ancora hanno già deciso che non si faranno vaccinare. Tutti questi fattori influiranno sulla possibilità di trasformare la CoViD-19 in un brutto ricordo.. miliardi di dosi. Sulla copertura peseranno poi le capacità produttive delle aziende farmaceutiche. AstraZeneca può arrivare a produrre 2 miliardi di dosi totali del suo vaccino, la Moderna produrrà un miliardo di dosi entro fine 2021, la Pfizer 1,3 miliardi. Come si vede, neanche con una sola dose si coprirebbe l’intera popolazione terrestre, e dal quel che sappiamo servirà sempre un richiamo.
La catena del freddo. La tecnologia a mRNA, che non ha bisogno di reali frammenti virali per funzionare, potrebbe velocizzare le cose; considerare i vaccini un bene dell’umanità libero da brevetti permetterebbe di far arrivare il vaccino anche nei Paesi più poveri e dare al coronavirus la mazzata finale. Occorrerà poi risolvere il problema della conservazione: i vaccini a mRNA sono stabili a decine di gradi sotto lo zero e non dappertutto ci sono i mezzi per mantenere questa catena del freddo.
. Inverno 2021? Possiamo realisticamente aspettarci che i vaccini anti-covid forniranno una copertura almeno temporanea in adulti sani e che, se i primi in commercio saranno molto efficaci come si spera, i risultati concreti convinceranno parte degli indecisi a vaccinarsi. Tutto questo darà il tempo necessario per perfezionare i problemi irrisolti, e a produrre vaccini che coprano le esigenze di diversi sistemi immunitari. Secondo alcuni esperti, potremmo tornare a una normalità pre-pandemia dall’inverno 2021. Ma fino ad allora le mascherine non passeranno di moda.
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