SAPORE DI MARE…O DI MICROFIBRE

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Foto di 2427999 da Pixabay

Tempo d’estate e di mare. Ma come ci poniamo difronte ad un oceano di microfibre disperse? Forse non è così pericoloso come sembra

di ENM

Uno studio coordinato dall’Istituto di scienze marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISMAR -CNR) ha dimostrato che le fibre tessili sono estremamente diffuse in mare. Ma solo l’8% sono effettivamente sintetiche. Per lo più sono composte da polimeri naturali, come lana e cotone, i cui tempi di biodegradazione non sono però ancora noti. Un’analisi condotta in collaborazione con un team di ricercatori sudafricani e australiani, indica che la grande maggioranza delle fibre tessili che galleggiano in oceano sono naturali. «Abbiamo raccolto 23.593 fibre in sei bacini oceanici differenti e ne abbiamo analizzate circa duemila. Tramite un microscopio ad infrarossi abbiamo identificato la composizione polimerica. Scoprendo che il 79,5% era a base di cellulosa (principalmente cotone), il 12,3% era a base animale (principalmente lana) e solo l’8,2% era sintetico (principalmente poliestere)», racconta Giuseppe Suaria, ricercatore del Cnr.

Le fibre naturali e sintetiche sono utilizzate principalmente nella produzione di abbigliamento ed entrano in ambiente quando gli indumenti si logorano o attraverso le acque di scarico delle lavatrici. Le fibre sono spesso incluse nelle valutazioni dell’abbondanza di microplastiche in ambiente, rinvenute praticamente ovunque, dalle profondità oceaniche allo stomaco dei pesci. I nostri mari restano in pericolo e le microplastiche ovviamente sono mortali per molte specie. Da questo studio però si evince, anche se non con certezza che le fibre possono essere degradabili grazie alla composizione in maggioranza naturale.

Andremo al mare con più cotone e meno sintetico.

Pubblicato su Science Advances

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