SI’ AL SOLE, MA SEMPRE PROTETTI

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Michela Lecci. Foto By Elio Meucci

Con la bella stagione si torna a parlare dei rischi di un’esposizione prolungata al sole, primo fra tutti il melanoma. Ma oggi fa meno paura che in passato, grazie alle terapie che sfruttano il sistema immunitario

di Erika Salvatori

Complici il caldo, le giornate che non finiscono mai, le mattinate in spiaggia; d’estate i nostri armadi si riempiono di canottiere, pantaloncini, costumi e infradito. Non vediamo l’ora di salutare il pallore invernale e stenderci al sole come lucertole, ma attenzione a scoprire la pelle: i raggi ultravioletti del sole sono uno dei principali fattori di rischio per il melanoma cutaneo. Un tumore aggressivo e in aumento che oggi, tuttavia, fa un po’ meno paura. Il merito è di farmaci mirati, che colpiscono mutazioni genetiche o molecole specifiche del tumore. L’immunoterapia, ad esempio, ha dato ai pazienti con melanoma metastatico una speranza che prima non avevano. Allo stesso tempo, si sta rivelando efficace anche nella fase precoce o come terapia di mantenimento contro il rischio di recidive.

Il melanoma è il terzo tumore più frequentemente diagnosticato in entrambi i sessi al di sotto dei 50 anni. I raggi ultravioletti del sole sono il principale fattore di rischio, una delle ragioni per cui ci sentiamo dire ogni estate di non esporci durante le ore più calde e mai senza adeguata protezione. Il melanoma, infatti, è un tumore a carico dei melanociti della cute, le cellule che producono la melanina, il pigmento scuro alla base dell’abbronzatura e dei nei. A questi, in particolare, bisogna prestare attenzione, perché un loro cambio di forma o dimensioni è una delle prime spie del melanoma. E la diagnosi precoce rimane fondamentale: quando la malattia raggiunge lo stadio metastatico e le cellule tumorali iniziano a “disseminarsi” nell’organismo, le probabilità di guarigione sono basse.

Anche se il numero di casi in Italia è in aumento, la mortalità rimane stabile e la sopravvivenza a 5 anni continua a salire. Significa soltanto una cosa: stiamo imparando a combattere il melanoma, anche quelli scoperti troppo tardi, che non lasciavano speranze. Protagonista di questo cambiamento è l’immunoterapia, una cura contro il tumore relativamente “giovane”, che ha dimostrato per la prima volta la sua efficacia nel 2012. Da quel momento, la sua strada è stata costellata di successi, fino allo scorso anno quando i due scopritori, James P. Allison e Tasuku Honjo sono stati premiati con il Nobel per la Medicina.

Oggi, i due farmaci cardine della lotta al melanoma sono nivolumab e ipilumab, due anticorpi che agiscono rafforzando il sistema immunitario contro il cancro. In presenza di un tumore, è come se le cellule immunitarie “viaggiassero” col freno a mano tirato; le immunoterapie tolgono il freno e in alcuni casi spingono anche sull’acceleratore, scatenando le difese naturali dell’organismo contro le cellule cancerose. Il tasso di sopravvivenza a cinque anni dei pazienti trattati con questi due farmaci, da soli o in combinazione, è compreso tra il 40 e il 60%. Una malattia fino a pochi anni fa considerata letale nella maggioranza dei casi, ora si sta trasformando in una condizione cronica, gestibile sul lungo periodo. Più di recente è stato dimostrato che la somministrazione di questa terapia dopo resezione chirurgica completa del tumore scongiura il rischio di ricadute negli anni successivi, con oltre il 60% dei pazienti ancora liberi dalla malattia a due anni dall’operazione.

La sfida principale per i medici ora è quella di estendere i benefici dell’immunoterapia, che per ora sono limitati a una minoranza dei pazienti con determinate caratteristiche. Nel frattempo, godetevi il sole estivo… ma senza esagerare!

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