Sputnik: Russia vs Stati Uniti

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Timitrius from Great Britain [CC BY-SA 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)]

Un viaggio nei “favolosi Fifties” per scoprire come un satellite artificiale russo contribuì a cambiare il sistema scolastico statunitense

di Carmela Gioele Galiano

Nell’autunno del 1957 il mondo era cambiato: l’uomo aveva mandato nello spazio il primo satellite artificiale: lo Sputnik, di fabbricazione russa. Ma i cieli solcati da quella piccola sfera di appena 58 cm di diametro furono quelli degli Stati Uniti. Le ripercussioni sull’opinione pubblica, specialmente quella americana furono enormi. Per la prima volta l’Unione Sovietica aveva dimostrato di essere tecnologicamente più avanzata degli Stati Uniti, ma non solo. L’America non ebbe una risposta pronta a questo evento. Per comprenderle bisogna ritornare con la memoria agli anni Cinquanta, gli anni della Guerra Fredda. Alla fine di quell’epoca e l’inizio dei sessanta la paura “dei comunisti” era radicata nel cuore del popolo americano. Erano gli anni del Maccartismo, della guerra di Corea e della crisi di Cuba.

Dopo la Seconda guerra mondiale gli Stati Uniti si erano imposti come la potenza in possesso della tecnologia più avanzata. La dimostrazione fu nefasta, nel 1945 sganciarono le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Anche l’Unione Sovietica effettuò un test nucleare nel 1949. In risposta gli Stati Uniti avviarono un programma per la realizzazione di una bomba all’idrogeno, seguito dalla replica sovietica nel 1953. Una corsa agli armamenti. Il lancio dello Sputnik ruppe questo equilibrio: dopo il fallimento del programma Vanguard, esploso sulla rampa di lancio, solo nel 1958 riuscirono ad inviare nello spazio il satellite artificiale Explorer.  I russi ebbero il tempo di lanciare in orbita un altro Sputnik, questa volta con la cagnetta Laika a bordo, stabilendo anche il primato di aver inviato il primo mammifero nello spazio. Solo nel 1962 John Glenn eguagliò il record del primo uomo nello spazio stabilito nel 1961 da Jurij Gagarin.

Questa serie di successi e fallimenti si inserivano in un quadro politico e sociale piuttosto delicato. La paura che gli Stati Uniti stessero perdendo la loro egemonia politica e tecnologica era alimentata dalla sfiducia nelle istituzioni che questi ripetuti fallimenti avevano creato. Da più parti la colpa fu attribuita al sistema scolastico americano. Nel marzo 1958 la rivista Life pubblicò un reportage in cinque parti intitolato, in lettere rosse su sfondo nero, “Crisis in education”. In questo servizio veniva paragonata la vita di uno studente russo e di uno americano. Il primo era fotografato mentre eseguiva esperimenti scientifici e visitava musei, il secondo mentre usciva con le ragazze e si recava al ballo scolastico.

Il presidente Eisenhower, succeduto a Truman, era consapevole che era necessario un cambiamento di atteggiamento della società nei confronti della scienza. Era chiaro che il successo sovietico non aveva a che fare solo con la supremazia tecnologica, ma sottolineava anche il successo dell’ideologia comunista nei confronti di quella capitalista. La prima aveva prodotto scienziati in grado di mettere in orbita un satellite, la seconda no. Nel 1950 il Congresso degli Stati Uniti approvò il National Science Foundation (NSF) che coordinava le sovvenzioni alle università per la ricerca scientifica; mentre nel 1958 venne approvato il National Defense Education Act (NDEA), il cui scopo era quello di approntare e finanziare programmi innovativi di scienza e matematica per incoraggiare le lauree scientifiche. Infatti, grazie alla NDEA vennero create la National Aeronautics and Space Administration (NASA) per organizzare meglio gli sforzi spaziali, sforzi che si concretizzarono con l’allunaggio del 1969. Inoltre, venne creata anche l’Agenzia per i Progetti di Ricerca Avanzata (ARPA), con lo scopo di sviluppare e ampliare le frontiera della tecnologia e della scienza.

Da questa agenzia vedrà la luce, nei primi anni Novanta del secolo scorso, il World Wide Web, ovvero Internet.

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